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Finale Working Capital Tour 2011: l’innovazione è indigena! Parte 3

by Stefano Pepe on November 25, 2011

Chiudiamo il reportage con la cronaca del terzo giorno e le impressioni finali :)

Day 3 – la community

Promesso nel programma come momento d’incontro con alcuni incubatori, in realtà al sabato nessuno ha girato tra i pochi carrelli rimasti con la scritta “incubo” sulla schiena (concedetemi il doppio senso).

Però abbiamo avuto modo di stringere contatti con persone già addentrate negli anta, figure di “advisor temporanei” utilissime per individuare i punti deboli della nostra idea da un punto di vista autorevole.

La parte più bella della giornata è stato il momento di “auto-gestione” dove alcuni di noi si sono messi intorno a un tavolo e hanno tirato fuori le proprie conoscenze su come raccogliere finanziamenti. C’è chi ha condiviso una cultura molto ampia sui finanziamenti europei, chi di Business Angel, chi di incubatori e seed. Chi sa come funziona all’estero e chi invece era rimasto fermo allo spin-off dell’ateneo.

Il Working Capital ce lo siamo fatto un po’ anche da noi e ciascuno di quelli che non ha vinto è tornato a casa con appunti, link e dritte su dove e come finanziare il suo sogno. Specialmente in direzione di coloro che non hanno la potenza di fuoco di Telecom per far sapere che sono in cerca di giovane innovazione.

 

Il pomeriggio arriva velocemente e ormai siamo ai titoli di coda: sono soltanto una trentina le persone rimaste per andare alla mostra di Leonardo da Vinci offerta dall’organizzazione, eppure il clima di magia culturale rimane intatto.  Le polemiche sull’organizzazione non si fermano, visto che il pullman a fine visita, prevista all’ora di cena, dovrebbe lasciarci a Villa Gualino, dove il ristorante è chiuso.

Polemiche prontamente anestetizzate dai più lungimiranti: ogni Euro speso in più per farci dormire e mangiare comodi è un Euro in meno per le startup in gara!

La mostra, sebbene non ricchissima di opere, lascia il segno (a dir poco sorprendente poter vedere da vicino i disegni di Leonardo) e la serata si conclude con un’ultima cena (analogia non voluta) con ragazzi e ragazze del gruppo.

L'ultima Cena di Avalle

L’atmosfera è come tra amici, i temi trattati sono di alto livello (ma già lo sapete) e ci si lascia con un commiato pieno della romantica speranza che tutti un giorno realizzeremo il nostro sogno, la nostra startup.

Day 4 – il ritorno

Evitando una scenetta alla Space Balls (quella in cui Dark Helmet si volta insieme al Colonel Sandurz e si rivede, rompendo “la quarta parete”), la storia si conclude con l’incontro di uno dei ragazzi finalisti con cui non ho molto socializzato i giorni passati ma che, caso ha voluto, è stato mio compagno di scuola al liceo.

Stretta di mano e un incedere un po’ mogio, triste, di chi sta sotto un “hangover” d’innovazione e amicizia che sarà difficile ritrovare nella vita di tutti i giorni.

Nessuno di noi “Nuovi Mille” dimenticherà mai queste giornate dedicate all’innovazione, ve lo posso garantire.

Epilogo

Chiudo questo (lungo) reportage, al quale devo un viaggio che praticamente è volato, con alcune considerazioni. In ordine sparso.

I giovani. Un paio d’anni fa sembrava che per fare startup toccava essere imberbi, giovanissimi e sognatori. I finalisti Seed del Working Capital di quest’anno anagraficamente erano tutt’altro che giovanissimi. Di “nativi digitali” neanche l’ombra. Si poteva fare di meglio?

Le persone. Eccezionali è dire poco. Persone simpatiche, carismatiche, molto acculturate. E umilissime: l’innovazione dei 150 finalisti è pervasa da un forte senso di umiltà, segno di grandezza interiore. Le persone che si rompono il deretano (non so trovare nulla di meglio) per fare ricerche interminabili in laboratori non sempre attrezzati, potrebbero benissimo dispensare spocchia e scarsa propensione alla divulgazione: questo tra “quelli del carrello” non è mai successo, anzi non era raro vederci impegnati a spiegare progetti molto complessi sia a ragazzini delle medie sia a coppie di pensionati a braccetto. Al gelo, in piedi tutto il giorno.

Eccezionali davvero.

La community. Siamo una cultura calda, aperta, conviviale. Simpatica e un po’ caotica. I 150 innovatori erano tutti un po’ indigeni e tribali, pronti a passare dal camice all’happy hour. L’innovazione che ho visto rispecchia i valori di apertura, condivisione, quasi la fratellanza di quella bell’Italia che raccontavano i miei nonni.

L’organizzazione. Buona, anzi ottima. Imprevisti, casini, incomprensioni ci sono sempre. Anche il Working Capital è una startup, l’idea di metterci insieme nelle stanze è stata follemente geniale, ha coeso il gruppo fin dalle prime battute.

La sostanza, ovvero Stazione Futuro, Italian Sessions, la camicia rossa come i garibaldini e la visita alla Reggia di Venaria saranno ricordi indelebili per la loro bellezza e significato. Per tutti noi fortunati attori di questa eccezionale iniziativa.

Il futuro, proposta n. 1

Caro Working Capital, l’anno prossimo triplica l’impegno. Lo so è difficile, anzi forse impossibile visto quello che stiamo passando dal punto di vista finanziario. Mantieni i Grant, sono una boccata d’ossigeno per tutti i giovani che “hanno scelto la salita”.

Però devi separare i Seed dai Venture. Società strutturate e con clientela sviluppata per me è = Venture. Per alcuni quello che si è visto è uno scippo di fondi destinati a far partire piccole imprese, da parte di chi è già strutturato. Senza fondi seed rimaniamo sospesi tra una ricerca portata a compimento grazie ai vostri Grant e il giogo di aliquota, contratti d’assunzione, F24. E la banca che ci tiene a castelletto zero.

Il futuro, proposta n. 2

Caro Working Capital, fai un piccolo forum/spazio di aggregazione aperto ai finalisti. Serve prima, per comunicare in modo bidirezionale e collettivo. Rispondere 10 volte alla stessa domanda per mail è meno efficace che pubblicarla una volta sul forum e permettere a tutti di farsi domande.

Serve durante, per tutti quei micro-momenti di aggregazione e di organizzazione tra di noi. Pranzi, cene, aperitivi, taxi in condivisione: siamo startupper squattrinati, e senza pullman si spendevano 10-15 euro a taxi tra Villa Gualino e il centro.

Serve dopo, per tenerci in contatto. Per condividere piccoli successi, chiedere un parere o semplicemente organizzare una rimpatriata. Basta anche un gruppo “alumni” su Linkedin, lì ci siamo davvero tutti.

Il futuro, proposta n. 3

Caro Working Capital, sei famoso, spendi tanto in pubblicità, tutti gli innovatori (e i concorrenti) ti conoscono. Dacci quella che in Valley chiamano “traction”. Abbiamo un pitch, abbiamo le idee chiare: metti una webcam a Stazione Futuro, un telecomando per le slide, e facci presentare l’idea come se fossimo sul palco.

Poi “buttala” da qualche parte sul sito, al resto (con investitori, supporter, amici, su Facebook) pensiamo noi. Tutti quelli che vedranno il video leggeranno “Working Capital” e tutti noi finalisti ti restituiremo il valore che hai speso per portarci a Torino.

 

Thanks

Grazie agli Indigeni Digitali che mi hanno incoraggiato a presentare il progetto al Working Capital. Grazie Fabio, Giuliano, Emanuela, Nicola, Jacopo, Orlando e tutto il resto del gruppo (vorrei mettervi tutti), il WindQuota di oggi è maturato anche grazie a voi.

Grazie anche a tutte le critiche e i pareri negativi, le bocciature e gli improperi. Riceverle all’inizio non può che rendere più robuste le fondamenta del progetto.

Grazie ai 150 finalisti, sono persone fuori dall’ordinario, e complimenti al team che ci ha selezionati tra le oltre 2100 startup in lizza, il livello era davvero eccezionale e non deve essere stato facile!

…Beh se siete arrivati fin qui vi beccate anche la pubblicità: “WindQuota.org, il green crowdfunding che cambia il mondo delle rinnovabili dal basso!”

 

Ciao a tutti, mi trovate su twitter: @jimmy3dita :)

  • http://twitter.com/Zatomas Emanuela Zaccone

    Lo sai che WindQuota mi ha ispirato subito…grazie per il ringraziamento e forza! ;-)

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