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StartupID | Peppe Sirchia di StartupCT

by Jacopo Paoletti on July 10, 2012

La diciannovesima intervista di StartupID è con Peppe Sirchia, uno dei fondatori di StartupCT.

StartupID è la rubrica realizzata in collaborazione con Intervistato.com e dedicata al mondo delle startup.

In primo luogo abbiamo chiesto a Peppe che cosa è Startup City, o Startup CT: ci ha rivelato che si gioca molto su questa ambivalenza, in quanto l’idea di fondo è stare su Catania e farla diventare Startup “City”. Nasce dal fatto che ora Catania sta vivendo un forte fermento che arriva dal basso, c’è tanta fame di fare bene, e nel contempo si sta venendo a creare un ecosistema che sembra abbastanza maturo per fare qualcosa di buono.

L’embrione di idea, nato dalla domanda “cosa possiamo fare, come possiamo mettere a disposizione competenze e contatti“, si formalizza con Startup CT, che dunque rappresenta più una voglia di fare che un progetto studiato a lungo.

Abbiamo chiesto in quale modo si integra con i partner, specialmente Indigeni Digitali, network già attivo su Catania: Peppe ha spiegato che StartupCT si propone di essere un hub che darà la possibilità di far dialogare più realtà che hanno una missione comune, ovvero far diventare Catania il centro nevralgico del mondo startup nel Mediterraneo. Sia ID che le altre entità si integrano remando nella stessa direzione, e mettendo a disposizione competenze e network per accelerare il processo.

Si è parlato, in passato, di Milano del Sud o Etna Valley, parlando di Catania. Secondo Peppe la “Etna Valley” è stata un errore, in quanto si è pensato di creare un ecosistema mono-nodo che girava intorno a una grande azienda. Quando questa ha cominciato a cedere per quanto riguarda l’ecosistema locale, il tutto è crollato: l’idea di StartupCT è di essere multi-nodo, disordinato, facendo sì che il cedimento di un nodo non metta a repentaglio tutta la struttura.

Per quanto concerne la cooperazione, abbiamo chiesto in quale modo i presupposti psicologici e sociologici possono integrarsi per costruire un clima di fiducia e collaborazione reciproca. A quanto pare è una questione che si sta risolvendo da sola: c’è un grande gap generazionale tra chi faceva impresa qualche anno fa e chi vuole fare impresa oggi. Molti giovani imprenditori si sono confrontati con l’estero e con realtà molto diverse, arrivando dunque a comprendere che il vecchio modello non poteva più funzionare, e che cooperando si riesce a raggiungere il doppio dei risultati rispetto a quando si cerca di prevaricare sugli altri.

Abbiamo chiesto quali saranno i vantaggi e gli strumenti a disposizione di coloro che fanno parte del network: Peppe ci ha rivelato che non ci sono obiettivi che riguardano qualcosa di concreto che vada fuori dall’idea di fondo di creare questo ecosistema e renderlo produttivo. Il vantaggio è rappresentato dal farne parte e far parte del cambiamento, non c’è nulla di speculativo dietro. L’obiettivo più importante è far sì che i giovani non debbano andare via, ma anzi, riescano a far venire aziende da fuori a investire.

In chiusura abbiamo chiesto quali sono le prospettive per i prossimi 6-12 mesi: in questo momento è difficile fare previsioni, e la cosa più importante è stare concentrati su quel che sta accadendo adesso per capire le prospettive future e decidere quale direzione prendere.

Vi invito a vedere l’intervista, decisamente più ricca di dettagli e spunti.
Buona visione!

  • http://www.facebook.com/mariobucolo Mario Bucolo

    non ho potuto aprire l’intervista, lo farò con calma. Ma avete chiesto come mai nel sito di startupct non ci sia traccia delle…startup? se non in qualche post sparso nel blog. Strano molto strano, è come installare un citofono senza i nomi degli inquilini!

  • http://www.lavoroimpresa.com/199_fare_impresa_libro_per_imprenditori_successo Nicola Santangelo

    Purtroppo in Italia la cultura d’impresa è poco sviluppata.
    I giovani ambiscono ancora al posto fisso e non vogliono mettersi in proprio. Per
    fare impresa occorre coraggio, forza e determinazione nonché un investimento iniziale
    che, in alcuni casi, non è supportato dalle banche. In questi casi è pressoché indispensabile
    la predisposizione di un business plan e di un elevator pitch. Di questo ne
    parlo ampiamente nel mio nuovo e-book “Fare impresa”.

    http://www.lavoroimpresa.com/199_fare_impresa_libro_per_imprenditori_successo

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